
Girocollo in "radice di zaffiro"
Dopo qualche mesetto di assenza eccomi qui… pronta a ricominciare la mia attività creativa, pronta ad accogliere nuove idee e proposte… pronta a piegare fili d’acciaio e ad infilarvi pietre e sogni, profumi e colori…
Il tempo scorre, inesorabilmente avanza… “l’estate sta finendo…”
Non mi resta che proporre i frammenti dei mesi trascorsi, con un pò di malinconia… iniziando dall’Azzurro di un quarzo che, opportunamente colorato prende il nome di “radice di zaffiro”…
Il vero zaffiro vanta una gamma di colori che spaziano dall’azzurro-blu vellutato, dal tono fiordaliso e quello blu notte, ma anche giallo, rosa, violaceo…
Si tratta della varietà blu del corindone come la rossa lo è del rubino, titanio e ferro conferiscono l’incomparabile tonalità celeste dalle morbide onde luminose che conferiscono un “effetto seta”.

Girocollo in "radice di zaffiro"
Storia
Lo zaffiro è una delle 4 pietre “regali” conosciuto ed amato sin dall’antichità. “Ti costruirò sopra forndamenti di zaffiri” dice il profeta Isaia, nella Bibbia, e sempre nel Libro Sacro leggiamo che Salomone portava, come insegna regale al dito, un annelo con zaffiro.
L’occultista Hermes Trismegistus ne tesseva le lodi soprattutto come gemma erotica, che aveva il potere di rendere irresistibili in amore quelli che la portavano al dito medio della mano destra.
Presso gli antichi Romani era la pietra sacra a Giove, proteggeva la vista, curava le ulcere e l’affaticamento, tanto che Plinio nella sua “Storia Naturale” così la decanta: “pietra superiore ad ogni prezzo e ad ogni umana valutazione, cosicchè a molti uomini una gemma di queste basta per poter contemplare tutta la natura”.
Nella tradizione cristiana lo zaffiro, per il suo colore di cielo, divenne simbolo del Redentore e papa Innocenzo III lo prescrisse per gli anelli dei cardinali.
Anche Carlo Magno aveva un debole per gli zaffiri. Famoso il suo pendente, composto da due cabochon di zaffiri circondati d’oro, ora conservato nella cattedrale di Reims. Il pendente era stato donato al re dei Franchi dal califfo Harun el Rachid e fu sempre accompagnato da leggende sui benefici che arrecava a chi lo portasse: per un caso fortuito non cadde nelle mani di Hitler che, verso il 1940, manifestò l’intenzione di averlo.
Anche la corona degli imperatori del Sacro Romano Impero, che si può ammirare a Vienna, è ornata di un vistoso zaffiro a forma di goccia, al pari di quella, ora conservata alla torre di Londra, che il re inglese Edoardo il Confessore portò alla sua incoronazione avvenuta nel 1042.
Sempre con zaffiri, ben diciannove, è anche la corona di Carlo IV, oggi nella cattedrale di Praga, e quella di Francia (nel Museo di Storia Naturale di Parigi) con uno zaffiro proveniente dall’Italia. Il Re Sole l’acquistò infatti dalla famiglia Ruspoli.
Anche se gli zaffiri di grande caratura sono piuttosto rari, vi sono alcune pietre famose per le loro dimensioni. La “Stella dell’India” è uno zaffiro stellato di 636 ct. ora al Museo di Storia Naturale di New York. La “Stella dell’Asia” è un altro zaffiro asteriato di grane caratura, 330 ct. e si trova allo Smithsonian Institute di Washington. (G.Perini,2005)
A presto